Disco Club: recensioni, consigli, classifiche e novità. La rubrica di un dischivendolo/23 giugno 2016

A CURA DI DIEGO CURCIO
GIOVANNI FALZONE – Led Zeppelin Suite

Va detto subito: non c’è nulla di più esiziale e infestante degli omaggi “copia conforme” a questo quel classico della storia del rock o del jazz. Nel migliore dei casi si finisce in oscenità regressive, si sprecano risorse del pianeta e, come si diceva un tempo, si rubano braccia e idee all’agricoltura. Ciò premesso, chi invece ha la capacità di mostrarti quanto nel suo Dna musicale sia dovuto a pratiche ed idee musicali che non sospetteresti è da guardare con rispetto, a prescindere. Come il grande Giovanni Falzone, che nella sua Led Zeppelin Suite si presenta con un organico a nove con tanto di flauto, fagotto, due tromboni, tromba e sax, chitarra elettrica, basso e batteria. Quattro quadri visionari, ognuno ispirato a uno dei primi quattro dischi storici degli Zep, e che sfuggono tra le mani come sabbia fine, all’ascolto, per la gragnuola di idee e invenzioni sonore applicate alla dura e bluesy polpa della grande e ingombrante band. Certo, il Signor Frank Zappa aveva già immaginato qualcosa di simile, ma che ora esista uno scalpitante progetto tutto nostro è motivo di orgoglio reale. Guido Festinese
VINICIO CAPOSSELA – Le Canzoni Della Cupa

Detto subito che Vinicio Capossela ci piaceva di più come cantautore più o meno tradizionale, all’incirca fino a Canzoni a Manovella (2000), per le sue chiare influenze (Conte, Waits, il folk balcanico) ma soprattutto per la forte, distintiva, personalità; negli ultimi quindici anni, invece, nei pochi dischi di studio usciti (Ovunque proteggi, Da Solo, Marinai, Profeti e Balene) abbiamo assistito ad un progressivo acuminarsi della scrittura e degli arrangiamenti a scapito della già relativa facilità d’ascolto, fatte salve le deviazioni di Rebetiko Gymnastas e la produzione di La Banda della Posta. Le Canzoni Della Cupa conferma il rigore del suo percorso artistico, offendo un monumentale opus (due ore di canzoni) che comprende un primo disco ‘Polvere’ registrato addirittura nel 2003 dedicato al repertorio della terra d’origine, l’alta Irpinia, e un secondo, ‘Ombra’ realizzato nel 2014, che consta perlopiù di brani che hanno a che fare con i demoni, fantasmi e tutto ciò che attiene al Male (la Cupa del titolo). Dei due episodi è quello ‘polveroso’ che convince maggiormente, almeno per chi apprezzi una sorta di ricerca folk aggiornata agli anni duemila, con contaminazioni anche azzardate come l’inserimento della fisarmonica tex-mex di Flaco Jimenez. Il lato ‘ombroso’ (termine anche ippico per ‘cavallo nervoso’) descrive perfettamente le canzoni della scaletta, indomabili e oscure, sempre pronte a deviare dal sentiero. Il disco necessita di grande impegno e pazienza, magari leggendo prima le note del musicologo Franco Fabbri, e l’appetitosa lista dei partecipanti: Giovanna Marini, i Calexico, Howe Gelb dei Giant Sand, i Los Lobos, il fido Asso Stefana e i già citati Banda della Posta e Jimenez. Fausto Meirana
KING CRIMSON – Live In Toronto

Molte buone notizie per chi ama il futuro giurassico del rock, intendendo col termine quegli strani musicisti che facevano musica proiettata nel futuro una quarantina danni fa, e periodicamente, quando riattaccano la spina, invece che sembrare reperti geriatrici fanno ancora intravvedere spicchi di futuro. I King Crimson nella nuova superba formazione che riporta sul palco Mel Collins con i suoi sax e fiati e Tony Levin ai bassi, più, tanto per restare in tema di visionarietà , tre (!) batteristi e una micidiale accoppiata di chitarre ( Fripp stesso, ovviamente, Jakko Jakszyk che ha anche le difficili parti vocali) sono vivi e vegeti. E in attesa di pubblicare finalmente un nuovo disco e un live, in autunno, fanno uscire questa sorta di eccellente “bootleg” ufficiale, da un concerto di Toronto che, a detta di chi c’era, è stata una di quelle serate magiche in cui succede di tutto. Band in forma smagliante, equilibrio perfetto tra passato e contemporaneità, forza bruta e delicatezza assieme, e una manciata di inediti che aprono la strada a nuove, micidiali avventure nei reami del rock più claustrofobico e seducente che sia mai stato concepito. Guido Festinese
IL DIARIO

Diario del 21 giugno 2013
Oggi parliamo di Leo. Chi è Leo? E’ uno dei tanti metallari che negli anni ’80 gravitavano davanti alla vetrina di Disco Club, lui faceva parte di quella minoranza che ha esagerata e spesso era veramente sballato. E’ sparito per tanti anni, poi due anni fa, una mattina, sento qualcuno parlare seduto ai tavolini del vicino bar Verdi, mi sembra una voce nota, mi affaccio e vedo che è proprio lui, parla da solo. Indubbiamente qualche conseguenza gli eccessi giovanili l’hanno lasciata, ma nel complesso sembra più in forma di vent’anni fa, è sempre magro ma più atletico, cammina un po’ come un soldatino, va a scatti e sempre frenetico. Mi guarda e d’istinto lo saluto, “Ciao, Leo”. Anche lui, come è successo qualche anno fa con Pino Sanbabila (altro metallaro storico), rimane sorpreso, “Si ricorda di me?”, “Cosa fai, adesso mi dai del lei?”, “Scusa, ma non pensavo mi riconoscessi”, e parte a raccontarmi la sua vita attuale, come molti ha sostituito gli eccessi di un tempo con la palestra e la superattività, “Tutte le mattine parto da Cornigliano e vengo in centro a piedi, sono nove chilometri. A mezzogiorno aiuto un mio amico che ha un ristorante”, cosa questa che mi viene confermata da un cliente, che si è trovato a mangiare lì, “Sfreccia in sala, saltellando da un tavolo all’altro”. Poi è di nuovo sparito, fino a stamattina. Oggi entra e “Sono venuto a salutarti, non mi sono più fatto vivo perché mi sono preso una brutta infezione e mi ci sono voluti mesi per guarire, adesso va meglio e sono voluto passare per dirtelo”. E’ quasi commosso e sono sicuro che, se non ci fosse di mezzo il banco, mi abbraccerebbe. Questo è quello che mi sorprende, perché sono sicuro che lui, come molti altri, negli anni ’80, parlando di me, dicevano “Quella testa di cazzo di Disco Club (allora non ero ancora Gian, ero Disco Club), sempre pronto a minacciare di chiamare la polizia, se facciamo casino”. E’ vero, qualche volta l’ho minacciato, ma non l’ho mai fatto.
Un ultimo aneddoto su Leo. Una volta la hit parade era fatta più seriamente di adesso, una ragazza stava tutto il giorno da noi a scrivere i vinili che vendevamo (ben poche volte abbiamo avuto la soddisfazione di vedere un “nostro” disco entrare nella top ten), la più abituale rilevatrice era Lidia, una ragazza italo-olandese. Un giorno Lidia va a trovare i parenti, esce dalla stazione di Amsterdam e, mentre attraversa la piazza, sente un urlo in italiano “Attenzione, attenzione!”. Già rimane sorpresa nel sentire quell’allarme nella nostra lingua, figuriamoci quando poi identifica il pazzo che a gambe larghe su una bicicletta le sta piombando addosso: era Leo!
LE PROSSIME USCITE

Oggi
ANDERSON/STOLT – INVENTION OF KNOWLEDGE
AVETT BROTHERS – TRUE SADNESS
GIOVANNI LINDO FERRETTI – LITANIA
RICH ROBINSON – FLUX
THE STRUMBELLAS – THE HOPE
NEIL YOUNG – EARTH
LA CLASSIFICA DELLA SETTIMANA
1 RADIOHEAD A MOON SHAPED POOL
2 RED HOT CHILI PEPPER THE GETAWAY
3 AFTERHOURS FOLFIRI O FOLFOX
4 ANOHNI HOPELESSNESS
5 VINICIO CAPOSSELA CANZONI DELLA CUPA
6 LOW ANTHEM EYELAND
7 CASE / LANG / VEIRS CASE/LANG/VEIRS
8 SWANS THE GLOWING MAN
9 BUGG JAKE ON MY ONE
10 VAN MORRISON IT’S TOO LATE TO STOP NOW (LIVE)
AVVISO AI LETTORI
La prossima settimana la rubrica dedicata a Disco club non uscirà. Gian è in vacanza (evento più unico che raro) e quindi ci prendiamo una pausa di una settimana. per tornare ancora più pimpanti giovedì 7 luglio. Oggi tra l’altro è il compleanno di Gian: fategli gli auguri, altrimenti si offenda 🙂 Diego


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